Rassegna Stampa
29/01/2021
Capital
Diritto Penale di Impresa

La competenza di Nctm nel penale d’impresa

Con l’ingresso dell’of counsel Roberta Guaineri, lo Studio legale ha istituito una business unit ad hoc per rispondere alla necessità, da parte delle società del settore industriale, commerciale e finanziario, di ricevere assistenza nel settore del diritto penale economico.

Corruzione, market abuse, reati tributari, antiriciclaggio, reati fallimentari, rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, revisione dei modelli organizzativi a seguito di modifiche normative o segnali di debolezza del sistema di controllo interno: sono i grandi temi del penale d’impresa.

«Gli illeciti penali sono fra i maggiori rischi che un’azienda e il suo management affrontano. Così come i rischi regolamentari nei settori regolati e quelli affrontati da società che operano in Paesi sottoposti a sanzioni internazionali o unilaterali», spiega Roberta Guaineri, penalista d’impresa e of counsel di Nctm, uno tra i più importanti studi legali indipendenti italiani sia per dimensioni, sia per numero e rilevanza delle operazioni seguite. Approdata nella law firm milanese a marzo 2020 per sviluppare il settore di white collar crimes, Roberta Guaineri vanta una lunga esperienza giudiziale e ha partecipato sin dagli anni 90 ai più importanti processi nel settore del diritto penale dell’impresa e dell’economia.

Domanda. Quale valore aggiunge un penalista in uno studio d’affari?
Risposta. Da sempre i nostri clienti scelgono Nctm perché offre ampia assistenza alle società e ai loro manager sui svariati temi giuridici che riguardano la vita dell’impresa: dal settore societario a quello amministrativo, da quello bancario a quello fiscale, dai temi ambientali a quelli relativi all’antitrust o al diritto del lavoro… Con l’introduzione di questa practice, lo Studio ha perfezionato il percorso di crescita e adesso è in grado di garantire la piena e completa tutela di tutte le attività dell’impresa, con maggiore efficienza di gestione delle spese legali. Dallo scorso marzo, i nostri clienti possono trovare «in casa» anche l’assistenza penale, sia in sede giudiziaria, sia in fase di consulenza. E, quando occorre, ricevere una risposta in tempi brevi su quesiti estemporanei che sorgono durante una riunione o nella finalizzazione di un’operazione; in questi casi, è molto più agevole contattare l’avvocato specializzato che si trova in Studio, piuttosto che chiamare un professionista fuori sede. Un’agilità operativa molto apprezzata dai clienti.

D. Dove si rivela fondamentale il lavoro di un penalista?
R. Ogni operazione societaria può essere affrontata e strutturata, sotto il profilo giuridico, in modi differenti. Penalisti e civilisti analizzano le tematiche societarie con una visuale differente; dal confronto dialettico delle due specializzazioni emergono, di norma, risposte ai quesiti e proposte di soluzioni assai più complete rispetto a quelle che emergerebbero senza una visione prospettica bilaterale delle operazioni. Il penalista è abituato a esaminare gli aspetti societari sotto il profilo «patologico», quindi in fase stragiudiziale molto spesso il suo punto di vista e la sua consulenza preventiva danno la possibilità di strutturare l’operazione in modo da prevenire eventuali problemi penali. Occorre che il penalista si ponga nell’ottica di favorire lo sviluppo dell’operazione e che l’esposizione di un problema penale non precluda la stessa, ma ne agevoli la soluzione più cautelativa per il cliente. L’apporto del penalista è, infine, opportuno perché nella costruzione dell’operazione ha una visione strategica a lungo raggio e può suggerire che siano posti sin dall’inizio paletti che si potrebbero rivelare fondamentali in un’ottica difensiva.

D. Negli anni, il diritto penale dell’economia è diventato sempre più tecnico: a parte i procedimenti legati alla responsabilità amministrativa delle aziende (231/2001), quali sono i problemi in cui possono incappare le aziende?
R. Il D.lgs.vo 231/01, in vigore ormai da quasi vent’anni, ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento, in modo del tutto rivoluzionario, la responsabilità amministrativa delle società in caso di commissione di reati da parte dei suoi manager, ricoprano essi ruoli apicali o di sottoposti. Questa legge, pur non prevedendo l’obbligatorietà dell’adozione di modelli organizzativi, ha di fatto imposto alle società di predisporre adeguate strutture organizzative per evitare la commissione di reati al suo interno, determinando la necessità di procedere a un’attenta riflessione del loro sistema organizzativo in ragione delle gravi conseguenze che può subire l’ente in occasione della consumazione di determinati tipi di reato. Ora la responsabilità amministrativa delle imprese scatta ormai per quasi tutte le fattispecie penali che possono colpirne l’oggetto sociale e questo rende la legge n. 231/01 molto attuale e strettamente connessa ai problemi che devono essere affrontati dalle aziende, in relazione, sia alla struttura di governance, sia all’operatività dei vari settori delle aziende. I reati presupposti che determinano una responsabilità della società riguardano i settori più attuali del diritto penale che le aziende devono affrontare. Mi riferisco, in particolare, alle ipotesi di infortunio e malattie da lavoro, alle tematiche ambientali e fiscali a tutti i problemi connessi ai cybercrime. Quest’ultimo settore, probabilmente, è quello di maggiore attualità oggi: l’emergenza sanitaria ha causato una crisi economica che potrebbe avere come effetto secondario una proliferazione di reati informatici a scopo di lucro. Il dilagare delle forme di lavoro in smart working, poi, comporta importanti ragionamenti organizzativi in capo alle aziende, per evitare di perdere il controllo dei propri perimetri e delle misure tecniche e organizzative adottate per proteggere i propri sistemi informatici da attacchi esterni o interni con gravi conseguenze penali ed economiche.

Tratto da Capital

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