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    19.12.2018

    Quale sarà il futuro energetico della Gran Bretagna dopo la Brexit?


    Bernard O’Connor e Raffaele Caldarone disegnano su Energia 4.18 la cornice del futuro rapporto energetico tra l’UE e Regno Unito (che “semplicemente deve ancora essere elaborato”) presentando il punto di vista di quattro istituzioni sulla questione.

     

    Per il Parlamento europeo, che parte da quanto riportato nello studio

     

    Impact of Brexit on the EU Energy System

    – pubblicato nel novembre 2017 su richiesta della Commissione parlamentare europea per l’industria, la ricerca e l’energia – l’impatto della Brexit sui cittadini e sulle imprese dell’UE sarà limitato, presupponendo che il Regno Unito non cercherà un vantaggio competitivo per le proprie imprese, cioè non discriminerà le imprese dell’UE attive nel suo territorio e non ridurrà le tasse sull’energia o gli standard ambientali.

    Una delle preoccupazioni è che qualora il Regno Unito dovesse essere isolato dall’UE nel settore dell’energia, i costi di produzione e fornitura di energia per i consumatori britannici aumenterebbero inevitabilmente

    La Camera dei Lord, che nel gennaio 2018 aveva pubblicato i risultati delle sue deliberazioni in materia energetica in un Report intitolato Brexit: energy security, rileva il forte desiderio della maggior parte degli attori del settore energetico di rimanere nel mercato unico dell’energia, pur ritenendolo molto difficile.

     

    La Camera dei Comuni, il cui documento informativo datato 9 novembre 2018 dal titolo Brexit: Energy and Climate Change, prevede un costo annuo per l’uscita del Regno Unito dal mercato interno dell’energia fino a 500 milioni di sterline entro il 2020.

     

    Il Governo britannico ha elaborato la Guidance on Meeting Climate Change Requirements nel caso in cui non ci sia un accordo Brexit: “nell’ambito di uno scenario no deal, il bilancio del Regno Unito per il 2010 ha annunciato un’imposta sulle emissioni di carbonio britannico pari a 16 sterline per tonnellata di CO2 in aggiunta alle emissioni ammissibili di ciascun impianto”.

     

    Il post presenta l’articolo Energia e Brexit scritto da Bernard O’Connor e Raffaele Caldarone e pubblicato sul numero 4.18 di Energia (pp. 14-16)

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