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    17.06.2022

    Il creditore risponde per fatto illecito per i danni derivanti da iscrizione ipotecaria giudiziale eccessiva


    Il creditore risponde per fatto illecito ex. art. 2043 c.c. ed è tenuto a risarcire i danni causati al debitore in termini di difficoltà nell’accesso a nuovo credito e deterioramento del merito creditizio per iscrizione ipotecaria giudiziale eccessiva.

     

    Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 39441, 13 dicembre 2021) che, superando il risalente orientamento secondo cui il creditore che abbia effettuato un’iscrizione ipotecaria eccessiva non può mai essere chiamato a rispondere per danni, ha ritenuto configurabile, in questo caso, un abuso dello strumento di garanzia con il conseguente obbligo a risarcire i danni, compiendo un ulteriore passo verso l’affermazione di un principio generale di proporzionalità tra credito e garanzia.

     

    In particolare si reputa eccessiva, ai sensi degli articoli 2874 c.c. e 2875 c.c, l’ipoteca giudiziale ove la somma determinata dal creditore nell’iscrizione ipotecaria ecceda di un quinto quella che l’autorità giudiziaria dichiara dovuta, oppure se il valore dei beni sui cui grava l’iscrizione, tanto alla data dell’iscrizione che posteriormente, superi di un terzo l’importo dei crediti iscritti accresciuti degli accessori.

     

    Entrando nel merito dei fatti della causa, l’istituto finanziario aveva iscritto ipoteca a tutela di un credito di Euro 110.000 su un compendio immobiliare del debitore avente valore complessivo di circa Euro 30.000.000, alla stregua in particolare degli articoli: (i) 2828 c.c. che conferisce al creditore la facoltà di iscrivere ipoteca giudiziale su qualunque bene immobile presente e sopravvenuto nel patrimonio del debitore, (ii) 2838 c.c., secondo cui se la somma da iscrivere non sia determinata negli atti in base a cui va effettuata l’iscrizione, il creditore è libero di determinare la somma da indicare nella nota di iscrizione ipotecaria, (iii) 2877 c.c. che prevede che le spese dell’azione di riduzione sono a carico del debitore richiedente, nonché in generale (iv) 2740 c.c. che stabilisce il principio di garanzia generica del patrimonio del debitore e che, in termini molto ampi, dispone che il debitore risponde con tutti i propri beni presenti e futuri per l’adempimento delle proprie obbligazioni.

     

    A fronte di tale iscrizione, il debitore lamentava di aver subito una serie di pregiudizi, e in particolare difficoltà di accesso a nuovo credito e conseguente paralisi della propria attività imprenditoriale,  ulteriori numerose iscrizioni ipotecarie da parte di altri istituti creditizi per deterioramento del merito creditizio,  danno di immagine nei  rapporti con il ceto bancario e cerchia professionale, a fronte dei quali il debitore aveva proceduto a chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali e da ‘perdita da chance’, nonché ad esercitare l’azione di riduzione ex. art. 2874, 2875 e 2876 c.c., esperibile appunto laddove la somma iscritta superi di oltre un terzo il valore dei beni soggetti a ipoteca.  I giudici di merito,  in linea con i precedenti orientamenti della Corte di Cassazione, avevano tuttavia negato alcuna forma di responsabilità del creditore e condannato conseguentemente il debitore per non aver fornito la prova dell’esistenza del danno; e ciò nel generale silenzio della legge circa la responsabilità per fatto illecito per iscrizione ipotecaria eccessiva, nonché sul generale assunto per cui qualsiasi responsabilità per fatto illecito dovrebbe inequivocabilmente risultare dal sistema della legge, dove invece nessuna delle disposizioni richiamate depone in tal senso.

     

    Una prima avvisaglia di cambio di rotta nell’orientamento della Corte si era avuta nel 2016 (Cass. 5 aprile 2016, n. 6533), quando per la prima volta la Corte aveva riconosciuto una responsabilità per illecito processuale ex. art. 96, secondo comma, c.p.c. per il creditore che, senza adoperare la normale diligenza, iscriva ipoteca su beni aventi un valore sproporzionato rispetto al credito garantito secondo i parametri degli art. 2875 e 2876 c.c., ovvero resista in giudizio con mala fede o colpa grave nel giudizio di riduzione proposto dal debitore.

     

    Con la sentenza n. 39441 del 13 dicembre 2021, la Corte compie un ulteriore passo statuendo che l’interesse legittimo del debitore a che la condotta del creditore sia improntata a diligenza, buona fede e correttezza origina in realtà in un momento antecedente la sede processuale, ovvero già al momento dell’esercizio da parte del creditore dei diritti contrattuali e negoziali ad esso spettanti, di cui questi non deve abusare.

     

    La Corte osserva in particolare che la funzione del diritto di garanzia è quella di creare una situazione di preferenza rispetto agli altri creditori in sede di riparto del ricavato dalla vendita dell’immobile, e non di creare situazioni di discredito sociale o professionale o addirittura di blocco del patrimonio e dell’attività imprenditoriale del debitore. Anche il principio di garanzia generica di cui all’art. 2740 c.c. incontra il limite dell’abuso del diritto e non si sottrae ai principi di proporzionalità ed adeguatezza. In considerazione inoltre della natura accessoria e strumentale dei diritti di garanzia, la Corte ritiene non si possa prescindere da una necessaria correlazione tra credito, importo iscritto e valore dei beni, e che i diritti di garanzia non vadano esercitati oltre lo scopo previsto dall’ordinamento per assicurarsi una maggiore garanzia. Di conseguenza, il creditore che iscrive ipoteca giudiziale su beni aventi a fortiori un valore eccessivo rispetto al credito garantito può essere chiamato, ferma l’eventuale responsabilità ex. art. 96 c.p.c., a rispondere ex. art. 2043 c.c. dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal debitore consistenti nella difficoltà o impossibilità della negoziazione del bene medesimo o nell’accesso al credito, non essendo consentito iscrivere ipoteca senza alcun limite di continenza o proporzionalità. I giudici della Suprema Corte hanno pertanto ritenuto risarcibili tutti i danni causalmente derivanti dalla condotta illecita sulla base del criterio del “più probabile che non” e non già della certezza, inclusi anche i danni da “perdita da chance”.

     

    Un principio simile di proporzionalità ed adeguatezza delle garanzie rispetto al credito garantito non è comunque nuovo per gli operatori del diritto e in particolare si era già fatto strada nelle pronunce dell’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF), che in una serie di pronunce (inter alia, ABF Collegio di Roma, decisione 2359/2011, ABF Collegio di Roma, decisione n. 7532/2015, ABF Collegio di Palermo, decisione 16672 del 13 luglio 2021) aveva ritenuto, in casi di sproporzione genetica e non sopravvenuta tra garanzie e credito garantito, illegittima la condotta della banca finalizzata ad ottenere garanzie ultronee e non necessarie, ponendo in essere un abuso dello strumento della garanzia. Ai sensi di tali pronunce, la condotta della banca deve infatti improntarsi secondo un principio di generale proporzionalità delle garanzie nonché di correttezza e buona fede nella gestione dei rapporti con la clientela, non potendosi in caso contrario ravvisare un interesse meritevole di tutela del creditore e dovendosi ritenere le garanzie nulle per mancanza di causa e/o difetto di meritevolezza.

     

    Il tema si pone specialmente, come menzionato, per le ipoteche giudiziali, dove la legge (art. 2828 c.c.) conferisce la facoltà al creditore di selezionare gli immobili sui cui iscrivere ipoteca e determinare unilateralmente, laddove non sia già stata liquidata nella sentenza, la somma per cui iscrivere la medesima, e dove quindi l’azione di riduzione si configura come un necessario correttivo alla determinazione arbitraria del creditore a ridimensionamento di un’iscrizione eccessiva.

     

    Ai sensi dell’art. 2873, primo comma, c.c. la facoltà di chiedere la riduzione dell’ipoteca è invece esclusa qualora la somma o i beni su cui iscrivere ipoteca siano stati determinati per convenzione tra le parti o già liquidati nella sentenza: non si intenderebbe infatti come il debitore possa avanzare una pretesa di riduzione, quando il medesimo ha contribuito alla determinazione dei relativi parametri nel contratto costitutivo di ipoteca volontaria o i relativi parametri siano stati determinati con sentenza dal giudice.

     

    Ad ogni modo, se sono stati eseguiti pagamenti parziali tali da estinguere almeno il quinto del debito originario, è conferito al debitore il diritto , ai sensi del secondo comma dell’art. 2873 c.c., richiedere una riduzione proporzionale unicamente per quanto riguarda la somma iscritta, ma non anche rispetto ai beni vincolati.

     

    In tema di ipoteche volontarie, è opportuno richiamare anche l’art. 39, quinto comma, del Testo Unico Bancario (d.lgs. 385/1993), che, in maniera analoga all’art. 2873 c.c., stabilisce che per i mutui bancari, ogni volta che sia stata estinta la quinta parte del debito originario, i debitori hanno diritto a una riduzione proporzionale della somma iscritta (c.d. riduzione in senso tecnico), ovvero alla liberazione parziale degli immobili ipotecati (c.d. restrizione) previo l’eventuale frazionamento catastale dell’immobile, e sempre che risulti che gli immobili ancora vincolati costituiscano una garanzia sufficiente ai sensi dell’art. 38 (b) del Testo Unico Bancario (per ciò intendendosi che il rapporto tra debito residuo e valore immobiliare non superi  l’80%). Tale facoltà può risultare utile quando l’immobile è gravato da un debito ormai modesto e si intenda ottenere un nuovo mutuo con garanzia ipotecaria di secondo grado. Trattasi di una norma applicabile alle sole ipotesi di mutui fondiari ex. art. 38 e ss.  del Testo Unico Bancario (d.lgs. 385/1993) e, come anche ribadito in una serie di pronunce dell’ABF (in particolare n. 10776/2018, 11907/2017 e 821/16, 5129/2017) non derogabile dalle parti in considerazione della natura speciale di questa norma rispetto alla disciplina generale ex. art. 2872 e ss. c.c. e propria della tipologia contrattuale del mutuo fondiario.

     

     

     

    Il contenuto di questo elaborato ha valore meramente informativo e non costituisce, né può essere interpretato, quale parere professionale sugli argomenti in oggetto. Per ulteriori informazioni si prega di contattare il Dipartimento Bancario e Finanziario.

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