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    19.11.2019

    Commercio estero, a Oriente c'è anche Taiwan. Primo roadshow italiano a Taipei


    Commercio estero, a Oriente c'è anche Taiwan. Primo roadshow italiano a Taipei

    Non solo Repubblica Popolare Cinese, Giappone e Asean: l'Italia prova a fare sistema anche sul mercato di Formosa

    Si parla sempre più spesso di relazioni commerciali (e non solo) con l'Asia. In particolare l'Asia orientale. A partire dalla Repubblica Popolare Cinese, con la quale l'Italia ha sottoscritto lo scorso marzo il memorandum di adesione alla Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta). Ma si cita spesso anche il Giappone, con il quale l'Unione europea ha recentemente raggiunto un accordo di libero scambio, così come l'area dei paesi Asean. In questo scenario si parla però molto poco di Taiwan. Eppure, nonostante conti "solo" 23 milioni di abitanti, Taipei è attualmente la 21esima economia mondiale e rappresenta un mercato dalle potenzialità importanti. Certo, gli anni Ottanta sono passati da un pezzo e il primato tecnologico è, almeno in parte, finito altrove anche per l'esodo di tanti talenti taiwanesi verso la Cina continentale. E anche le tensioni geopolitiche con una Pechino sempre più assertiva nella rivendicazione di quella che ritiene una sua provincia ribelle e nella sua manovra di accerchiamento diplomatica hanno fatto sì che Taiwan uscisse da parecchi radar.

     

    Ma in realtà Taipei può giocare ancora un ruolo molto importante anche per l'Italia in ottica di ricerca di nuove opportunità nella regione sul piano finanziario. D'altronde Taiwan, leader mondiale nella produzione di semiconduttori, abbina un eccellente know-how in settori chiave come l'ICT e la logistica a una notevole ampiezza delle riserve valutarie e un forte surplus delle partite correnti, tanto che secondo le stime del Financial Times rappresenta il secondo sistema finanziario al mondo in rapporto al pil. Il tutto in un ecosistema internazionalizzato e profondamente liberale.

     

    A sostenere il rapporto tra Italia e Taiwan c'è l'Ufficio Italiano di Promozione Economica, Commerciale e Culturale di Taipei , operativo da ormai 25 anni e dal gennaio 2019 diretto dal ministro plenipotenziario Davide Giglio, che ha alle spalle una lunga esperienza in Asia orientale, avendo servito anche a Hong Kong dal 2001 al 2005, a Osaka dal 2007 al 2011 e a Pechino dal 2011 al 2015.

     

    L'ufficio svolge attività di assistenza a privati cittadini, enti pubblici e imprese nei settori relativi agli scambi tra Italia e Taiwan, alla cultura, ai viaggi e al turismo, favorendo i contatti con le autorità locali e svolgendo supporto alle società o industrie italiane che intendono investire o esportare a Taiwan oppure alle società taiwanesi con interessi verso l'Italia. L'obiettivo della rappresentanza italiana a Taipei è quella di incrementare i rapporti commerciali, che potrebbero essere molto maggiori. Taiwan è al momento presente in Italia nel settore logistico (con l'acquisizione datata 1998 del Lloyd Triestino da parte del colosso Evergreen), in quello alberghiero (con il gruppo LDC che possiede cinque hotel a Roma, Firenze, Venezia, Perugia e Asti), e industriale (con il gruppo industriale Fair Friend Group che ha a Milano la sua sede europea dal 2012).

     

    L'investimento dei paesi dell'Unione europea a Taiwan è in forte crescita, tanto da far segnare un +101,4 per cento nel 2018. L'Italia, che ha però accumulato un certo ritardo rispetto ad altri competitor europei, potrebbe fare di più. La volontà della rappresentanza italiana a Taipei è quella di fare sistema, andando anche al di là dei consueti settori in cui l'export italiano talvolta si autoconfina. Con il mandato di Giglio, l'Ufficio sta cercando di allargare lo spettro della conoscenza dell'Italia a Taiwan al di là della moda e dell'alimentazione, insistendo per esempio su tecnologia, robotica e non solo.

     

    In quest'ottica va inquadrato l'importante evento andato in scena lo scorso lunedì 11 novembre allo Sherwood Hotel di Taipei. dove è stato organizzata una vera e propria missione di sistema dal titolo "Invest in Italy". Un roadshow aperto da Davide Giglio e che ha visto diversi interventi. Angelo Cicogna, capo della Banca d'Italia a Tokyo, si è concentrato sui recenti sviluppi e le prospettive future dell'economia italiana. Francesca Chieti di Borsa Italiana ha analizzato le possibilità di connessione con il mercato italiano. Sono poi intervenuti anche Massimiliano Iacchini (responsabile dell'Ufficio del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale responsabile per l'attrazione degli investimenti), il direttore dell'Ice a Taipei Paolo Quattrocchi, Il direttore del Dipartimento per l'attrazione degli investimenti dell'Agenzia Ice Stefano Nigro e Lukas Plattner (partner dello studio legale Nctm).

     

    L'evento, al quale hanno partecipato numerosi rappresentanti di istituzioni governative, bancarie, economiche e legali di Taiwan, è particolarmente importante perché di fatto inserisce Taipei nel circuito dei roadshow di investimento. L'obiettivo della rappresentanza italiana a Taipei è ora che quello dell'11 novembre non resti un caso isolato ma che si prosegua su questa strada per far sì che Taiwan e il suo mercato dinamico ritrovino un posto importante sulla mappa delle opportunità di investimento in Asia orientale.

     

     

     

    Tratto da Affaritaliani.it

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