Affaritaliani presente al Digital Innovation Forum. Intervista a Edoardo Raffiotta, Of Counsel di ADVANT Nctm e professore di Diritto dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale all’Università di Milano-Bicocca
Siamo qui al Digital Innovation Forum, dove si è parlato molto di intelligenza artificiale e innovazione. Se guardiamo all’Europa, rispetto agli Stati Uniti abbiamo implementato l’AI Act, che è sicuramente una risorsa importante. A che punto siamo oggi su questo fronte? Molti lo hanno anche criticato in alcuni passaggi: come rispondere a queste critiche?
“Inevitabilmente l’Europa sta puntando su una tecnologia governata, responsabile, quindi sicura. Il tema è quello della fiducia, avere una tecnologia che sia compatibile con i valori dell’Unione Europea, che ovviamente sono diversi dai valori degli Stati Uniti. Chiaramente non mancano le difficoltà. Le difficoltà non sono principalmente nell’AI Act, ma sono in tutto il quadro regolatorio complesso che abbiamo in Europa: le normative sulla privacy, sulla cybersicurezza, sui dati, che vanno a impattare sull’intelligenza artificiale e rappresentano un freno all’innovazione. Ecco perché l’Unione Europea, prendendo spunto dal rapporto sulla competitività del presidente Draghi, sta cercando appunto di modificare, di semplificare questo ordinamento giuridico, lasciando al centro l’AI Act, ma rendendo compatibili con l’innovazione le altre normative che stanno attorno. È già entrato in vigore il Digital Omnibus AI, che posticipa l’entrata in vigore dell’AI Act. Manca, ma è in fase di redazione, il Digital Omnibus sulla semplificazione, che possa appunto rendere questa regolazione più compatibile con l’innovazione. Questa è la partita”.