Articolo a cura di Lorenzo Macchia per The Signal
Con la auspicabile entrata in vigore, entro il prossimo 16 aprile, del decreto legislativo volto ad adeguare il Testo Unico della Finanza (TUF) alla direttiva (UE) 2024/927 (c.d. AIFMD II), diretta a modernizzare e armonizzare il quadro regolamentare nell’UE nell’ambito della gestione collettiva, ci saranno alcuni cambiamenti degni di nota in materia di fondi di investimento alternativi (FIA).
La direttiva AIFMD II si concentra su diverse aeree strategiche tra cui in particolare l’armonizzazione delle regole per la costituzione di fondi alternativi che concedono prestiti. La finalità ultima dichiarata dal legislatore europeo è quella di facilitare alle imprese l’accesso agli strumenti di finanza alternativa rispetto al tradizionale canale bancario.
Non dobbiamo dimenticare che in ambito domestico (fenomeno presente anche in altri Stati membri) già da diversi anni la normativa di riferimento permette ai FIA italiani e ai FIA UE di investire in crediti, a valere sul proprio patrimonio, con alcune restrizioni e limiti. Il timore che approcci normativi nazionali divergenti potessero condurre ad arbitraggi regolamentari e a livelli diversi di tutela degli investitori, ostacolando in tal modo la creazione di un mercato interno efficiente, ha portato il legislatore sovranazionale ad uniformare all’interno dell’Unione l’attività di concessione di prestiti da parte dei FIA.
Leggi l'articolo integrale sul numero del 20/04/2026 di The Signal