Il commento di Francesco Mocci su Plus24 - Il Sole 24 Ore.
A distanza di pochi anni dalla celebre “sentenza Cattolica” delle Sezioni Unite, la n. 8770 del 12 maggio 2020, la giurisprudenza in materia di contratti derivati (Interest Rate Swap) registra una nuova svolta. Due recenti ordinanze della Prima Sezione Civile della Cassazione (nn. 2262 e 2358 del 3 e 4 febbraio 2026), pur dichiarandosi in continuità formale con il precedente orientamento, introducono elementi di forte discontinuità, ridisegnando i confini di validità di questi complessi strumenti finanziari. […]
[…] Secondo l'avvocato Francesco Mocci, Partner di ADVANT Nctm, le due ordinanze “hanno il merito di averne superato l'applicazione più rigida, introducendo fondamentali spazi di flessibilità nella valutazione delle fattispecie concrete”. La giurisprudenza di merito precedente aveva sanzionato con la nullità qualsiasi contratto privo degli elementi indicati dalle Sezioni Unite. “Ora, al contrario, la Suprema Corte - continua Mocci - distingue opportunamente tra derivati complessi e derivati semplici (i cosiddetti plain vanilla), calibrando gli obblighi informativi in base al caso specifico”.
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