Le correzioni ai decreti attuativi della legge Capitali sono al vaglio del mercato, visto che il Mef ha aperto una consultazione che chiuderà il prossimo 26 ottobre. E, a quanto apprende Plus24, ci potrebbe essere anche qualche novità per quanto riguarda la famigerata norma sulla lista del CdA, contestata dal mercato e dalla dottrina fin dal suo apparire e che secondo gran parte degli osservatori, alla prova del funzionamento, ha dato degli esiti negativi perché difficilmente comprensibile agli investitori. Non si dovrebbe trattare di un completo ritorno alla normativa pre-legge Capitali, ma comunque di una robusta semplificazione per rendere la soluzione nuovamente utilizzabile. Anche perché la norma contestata era stata inserita durante il dibattito parlamentare sulla legge Capitali e quindi in sede di correzione non si vorrebbe dare l'impressione di sconfessare il Parlamento. C'è poi da considerare che siamo ormai alla vigilia di una serie di scadenze istituzionali “pesanti” (dalla legge di bilancio alle elezioni), e quindi c'è chi dubita seriamente che l'intervento del legislatore delegato in questa fase possa fare delle correzioni significative. […]
[…] «La vastità della delega conferita al Governo - spiega Lukas Plattner, partner di ADVANT Nctm e membro del comitato scientifico di Assonext - consente di introdurre non soltanto correttivi di mero coordinamento, ma anche interventi integrativi a copertura di comparti finora trascurati. Il nodo di maggiore rilevanza sostanziale riguarda il netto sbilanciamento della riforma a favore di interventi di micro regolamentazione per il solo mercato regolamentato, a fronte dell'assenza di una disciplina organica per i sistemi multilaterali di negoziazione (Mtf) come Euronext Growth Milan: il mercato che ha attratto più imprese negli ultimi 10 anni in Italia è stato completamente dimenticato dal legislatore». Plattner ricorda che le società quotate su Mtf continuano a essere condizionate dalla riconduzione all'anacronistica categoria degli emittenti diffusi, nata negli anni Novanta per fattispecie che facevano ricorso al pubblico risparmio senza quotarsi. Come sottolinea ancora Plattner: «Bisogna fare una riforma organica che va a portare gli emittenti che sono quotati su Mtf fuori dalla disciplina di emittenti diffusi con una disciplina ad hoc. Oggi si verifica infatti il paradosso per cui più si allargano il flottante e più diventano onerosi gli obblighi di legge, nel senso che se il flottante si amplia perché diventano più di 500 gli investitori che rappresentano almeno il 3%, a questo punto gli si applica la disciplina per le società quotate sul mercato regolamentato e per quello che riguarda l'assemblea il quorum deliberativo passa al 66%, disincentivando l'apertura del capitale.
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