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    20.02.2025

    Retail investment strategy: il punto sulle nuove regole per i banker


    Dopo la fumata bianca del Consiglio europeo alla Retail investment strategy, ci si attendeva un testo definitivo entro il primo semestre del 2025. Ma l’adozione della direttiva non sembrerebbe all’orizzonte. We Wealth ne ha discusso con Francesco Mocci, partner di Advant Nctm.

    Sono trascorsi otto mesi dalla fumata bianca del Consiglio europeo alla Retail investment strategy, il nuovo pacchetto di norme che mira a rendere più semplice e sicuro l’accesso dei risparmiatori ai mercati finanziari. Ma, da allora, non si registrano significativi passi in avanti. Anzi, l’adozione della direttiva “non si vede più all’orizzonte”, racconta a We Wealth Francesco Mocci, partner di Advant Nctm. A che punto siamo?

    “Dopo che a giugno 2024 anche il Consiglio europeo aveva diffuso la propria versione della direttiva omnibus nell’ambito della Retail investment strategy, in seguito alla proposta iniziale della Commissione e alla versione intermedia dell’Econ – comitato permanente in seno al Parlamento europeo – avrebbe dovuto avviarsi la procedura di trilogo, una consultazione informale tra le tre istituzioni che avrebbe auspicabilmente portato, nel primo semestre del 2025, alla convergenza delle tre parti su un testo definitivo”, ricorda Mocci. “Il condizionale è d’obbligo, considerato che non si registrano significativi passi in avanti e l’adozione della direttiva non si vede più all’orizzonte”, aggiunge.

    Non ci si attendeva certamente un percorso facile, perché le tre versioni divergono su molti punti: da quelli più pubblicizzati, come la disciplina degli inducements e l’individuazione e assicurazione del value for money, ad altri meno studiati, per esempio il test di adeguatezza e appropriatezza e la regolamentazione dei finfluencer. “La tendenza che si ricava dall’analisi delle proposte di Commissione, Econ e Consiglio è comunque quella di un progressivo ammorbidimento, con la proposta del Consiglio che è decisamente meno ambiziosa di quella iniziale della Commissione e più attenta a evitare appesantimenti operativi per gli intermediari”, prosegue l’esperto. Ma nonostante i tentativi di Parlamento e Consiglio di ridurre la portata rivoluzionaria delle posizioni inizialmente sostenute dalla Commissione, le soluzioni fin qui discusse e proposte sembrerebbero continuare a non convincere vasti segmenti del mercato.

     

    Articolo integrale su We Wealth

     

     

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