Articolo a cura della nostra Irene Gusso per Bluerating
Il comparto delle criptovalute va assumendo una rilevanza crescente anche nei portafogli dei non addetti ai lavori, compresa la clientela del private banking. Spesso si sentono nominare acronimi come Usdt e Usdc, stablecoin il cui valore è ancorato al dollaro americano. A differenziarle è – tra le altre cose – l’emittente, rispettivamente Tether e Circle. Secondo uno studio pubblicato da Banca d’Italia il 20 aprile 2026 (redatto dal direttore generale Paolo Angelini e intitolato “Dlt and Stablecoins: Where Do We Stand?”) “ad oggi, la capitalizzazione di mercato delle stablecoin si attesta intorno ai 315 miliardi (circa il 13% del mercato totale delle cripto-attività) e la stragrande maggioranza di tali stablecoin è denominata in dollari americani”. Certo, non mancano esempi di stablecoin il cui valore è ancorato all’euro, quali “EURT” ed Eurc (anch’esse emesse, rispettivamente, da Tether e Circle), ma l’impatto di tali strumenti sul mercato è molto meno incisivo di quello delle stablecoin americane, rappresentando ancora una nicchia marginale per gli investitori europei.