Nei primi due mesi create 8.631 nuove imprese con capitale dall'estero: +14%
Nei settori ad alta tecnologia le risorse non cinesi sono aumentate del 20.4%
Il presidente Xi Jinping, giusto un anno fa, chiamò a raccolta le aziende straniere perché tornassero a investire in Cina. Lo fece a chiusura delle Due Sessioni del Parlamento cinese, al cospetto del Gotha delle aziende globalizzate.
Impresa non facile, perché nel 2025 Pechino ha incassato "solo" 107,38 miliardi di dollari, con un calo del 9,5% su base annua. La disaffezione delle multinazionali sembrava ormai diffusa e, invece, l'altalena delle politiche economiche americane mista al pacchetto di riforme cinesi, confermato dal nuovo Piano Quinquennale, hanno innescato una ripresa degli investimenti di lungo termine. […]
[…] «Si tratta di un salto di qualità importante - spiegano Enrico Toti e Laura Formichella, of Counsel di ADVANT Nctm - perché questi strumenti definiscono l'architettura regolatoria dell'accesso al mercato cinese da parte dei capitali stranieri, combinando apertura selettiva, indirizzo industriale e controllo strategico. Il Catalogo diventa un dispositivo di governance economica attraverso il quale la Repubblica Popolare Cinese continua a esercitare un ruolo attivo nell'indirizzare la struttura e la qualità degli investimenti esteri modellati sulle esigenze del mercato interno».
Leggi l'articolo integrale nell'edizione del 21/04/2026 de Il Sole 24 Ore