Articolo a cura di Alberto Rossi per blueconomy.
Se l’Italia, da sola e con pochi alleati, riuscirà a far passare la propria posizione è incerto. Ma sicuramente questa volta non potremo dire che l’unità e la determinazione siano venute meno.
I negoziati al Parlamento europeo sulla revisione della Direttiva ETS sono appena entrati nel vivo. Il relatore del provvedimento di matrice parlamentare, il tedesco Peter Liese, ha presentato i cosiddetti “emendamenti di compromesso” dedicati al settore marittimo: un testo che serve da base per trovare una convergenza tra le posizioni dei diversi gruppi politici, espressione della politica parlamentare dell’Unione.
Il dibattito sull’ETS è ben più ampio del settore marittimo-portuale. Riguarda, trasversalmente, pressoché tutti i settori energivori dell’economia europea ove si è osservata, finalmente, una analisi più obiettiva e meno ideologica da parte delle maggiori cancellerie, in primis l’Italia. C’è una grande ed encomiabile unità tra gli italiani di tutti i partiti a sostegno delle priorità del settore marittimo-portuale nazionale non ancora affrontate dal testo proposto dalla Commissione europea a luglio scorso. Le assai ragionevoli considerazioni sulla necessità di proteggere i traffici di trasbordo contenitori e i collegamenti marittimi con isole maggiori hanno alla fine prevalso e sono diventati un obiettivo comune.