Salgono a 221 le imprese nel regime: 78 nuove istanze accolte
La notizia era attesa, ma non per questo meno rilevante: l’elenco delle società che hanno scelto di instaurare una relazione collaborativa, fondata su un dialogo continuo e strutturato con l’Agenzia delle Entrate, si arricchisce di 78 nuove istanze. Un plauso va certamente ai vertici aziendali che hanno intrapreso questo percorso, agli advisor che li hanno accompagnati e al team dell’Adempimento Collaborativo dell’Agenzia delle Entrate, che — ancora prima di accogliere i 350 nuovi funzionari dedicati al programma — è riuscito a gestire l’interazione con un numero record di istanti. Nel complesso, il perimetro dei grandi contribuenti “virtuosi” si fa sempre più ampio: sono ormai oltre 220 le società che, dal 2015 — anno di pubblicazione del D.Lgs. n. 128/2015 — a oggi hanno scelto la strada del dialogo preventivo.
Ora l’attenzione si sposta sui certificatori, chiamati entro il 30 settembre 2026 a verificare che i tax control framework implementati dalle nuove ammesse rispettino i requisiti previsti dal decreto e dalle Linee Guida, fornendo una ragionevole certezza circa una gestione consapevole, affidabile e strutturata della variabile fiscale da parte dell’impresa.
Il dato delle nuove ammissioni assume un rilievo ancora maggiore se letto in chiave evolutiva: 19 ammissioni nel 2023, 31 nel 2024 e 78 nel 2025. Una crescita significativa, che testimonia la progressiva maturazione e il consolidamento di un sistema che, nel tempo, ha acquisito maggiore stabilità e regole più chiare. Alla luce della recente riduzione della soglia di fatturato per l’accesso al regime — fissata a 500 milioni di euro a partire dal 2026 — è ragionevole attendersi che nei prossimi anni molte imprese saranno chiamate a compiere scelte strategiche di rilievo.
L’adesione all’adempimento collaborativo, infatti, non si esaurisce in una decisione formale, ma presuppone l’avvio di un percorso impegnativo, che richiede il disegno e l’implementazione di un sistema integrato ed efficace di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale. Si tratta di una scelta di lungo periodo, che implica un profondo cambio di paradigma per l’intera organizzazione: il passaggio da una logica prevalentemente reattiva a una logica preventiva, fondata su una maggiore responsabilizzazione del management e su una concezione della fiscalità come componente strutturale della governance aziendale. Una sfida tutt’altro che banale, soprattutto considerando che alla riduzione dei volumi di fatturato si accompagna, di regola, una minore dimensione organizzativa e, conseguentemente, una più limitata disponibilità di risorse e competenze interne da dedicare all’implementazione e alla gestione del TCF.
Un ulteriore elemento completa il quadro prospettico. A partire dal 2028, la soglia di fatturato per l’accesso al regime di adempimento collaborativo sarà ulteriormente ridotta a 100 milioni di euro, ampliando il bacino delle imprese potenzialmente interessate a oltre 11.000 realtà produttive. Ciò segnerà il definitivo passaggio del programma da regime “d’élite”, riservato a pochi grandi contribuenti, a vera e propria leva di sistema.
La sfida non riguarda solo le imprese, ma anche — e forse ancor prima — l’Agenzia delle Entrate, chiamata a dimostrare che la solidità dell’impianto regolamentare e il corretto funzionamento degli strumenti disegnati dal legislatore sono in grado di sostenere, in modo concreto ed efficace, un modello improntato al confronto preventivo, alla qualità della relazione e alla fiducia reciproca. In questa prospettiva, appare auspicabile che il percorso prosegua lungo la direttrice di una crescente standardizzazione e, per taluni aspetti, di una semplificazione degli strumenti — senza tuttavia comprometterne la sostanza e la funzione — nella consapevolezza che un Fisco efficace non deve ambire a essere “amico”, bensì equo.