L’Italia verso la criminalizzazione delle violazioni delle misure restrittive dell’Unione Europea
In seno all’Unione europea (“UE”), il quadro applicativo relativo alle misure restrittive è stato a lungo caratterizzato da una marcata frammentazione. Sebbene le sanzioni siano adottate a livello unionale, la loro attuazione e il relativo enforcement rimangono di competenza degli Stati membri: il risultato che ne deriva è un mosaico di regimi sanzionatori divergenti, approcci investigativi disomogenei e differenti livelli dicoercibilità delle norme rilevanti.
In alcuni ordinamenti, le violazioni vengono trattate come mere violazioni amministrative; in altri, sono perseguite penalmente, spesso comportando la reclusione e/o la responsabilità delle persone giuridiche. Tale difformità ha alimentato forti preoccupazioni in sede europea, principalmente in quanto capace di incentivare pratiche di forum shopping da parte di operatori economici che tendono a privilegiare le giurisdizioni con un enforcement più permissivo. In tale contesto, si sono moltiplicati gli appelli a un’armonizzazione più incisiva, volta a definire standard investigativi comuni e a rafforzare il coordinamento transfrontaliero, così da colmare le lacune applicative ancora esistenti