Affidarsi a un professionista per investire i risparmi (anche pochi) può mettere al riparo da brutte esperienze e massimizzare i guadagni: ecco il panorama dei modelli di servizio utilizzati sul nostro mercato e delle spese. In attesa di ulteriori evoluzioni delle normative europee. E di nuovi sviluppi portati dalla tecnologia.
Le strategie per convincere i risparmiatori
Investire senza averne le competenze equivale a prendersi cura della propria salute rinunciando al medico: il rischio di fare danni è elevato. Soprattutto se il quadro clinico è complesso: bisogna pensare non solo agli investimenti, ma anche a costruire una pensione di scorta, proteggersi dai rischi. Non è al riparo neppure chi sta fermo, parcheggia la liquidità sul conto corrente, per paura di sbagliare. Tra le motivazioni che disincentivano i risparmiatori a rivolgersi a un professionista – dice un altro rapporto Consob – c’è la percezione di costi elevati. Ma si tratta di è un quadro in evoluzione. Con la Retail investment strategy l’Europa sta provando a ridisegnare il settore della consulenza finanziaria, partendo da due pilastri: garantire un rapporto qualità-costi ragionevole, più trasparenza e un servizio che tuteli il migliore interesse del cliente privato. Siamo alle battute finali del lungo iter di approvazione, che ha visto annacquare l’impianto originario. «È difficile immaginare la pubblicazione della direttiva prima del secondo trimestre 2025», segnala Francesco Mocci, partner di ADVANT Nctm.